🎙️ Puntata 1 – Se non guidi, non lavori: l’ingiustizia che nessuno vuole vedere

🎧 Ascolta l'articolo letto da Nicoletta:

🚫 Quando la disabilità diventa un ostacolo “invisibile” all’accesso al lavoro

In Italia, se non puoi guidare, molte porte del lavoro  restano chiuse. Anche se hai studiato, ti sei abilitata, sei pronta ad aiutare gli altri.

Questo vale per tante professioni, ma nelle professioni d’aiuto — quelle che richiedono contatto diretto con le persone, come assistenti sociali, educatrici, psicologhe — la discriminazione è spesso mascherata da “requisiti logistici”.

Per una donna con disabilità, l’ostacolo diventa doppio: alla barriera della mobilità si aggiungono la sottovalutazione delle competenze femminili e il pregiudizio su cosa sia “più adatto” a lei.

🎓 Il paradosso della “mancata esperienza”

Come si può fare esperienza se nessuno offre la possibilità di lavorare?

Molte donne con disabilità, pur formate e motivate, si trovano bloccate da un sistema che:

  • non offre tirocini accessibili;
  • non prevede percorsi personalizzati;
  • non immagina alternative per chi non può guidare.

Il risultato è un circolo vizioso:

  • Se non guidi, non lavori.
  • Se non lavori, non fai esperienza.
  • Senza esperienza, nessuno ti assume.

Non è la disabilità in sé a escludere, ma la mancanza di volontà di costruire un sistema inclusivo.

🗣️ Testimonianza

“Mi sono laureata nel 2018 e abilitata nel 2021 come assistente sociale in Sicilia. Ho inviato decine di curriculum, partecipato a concorsi, cercato ogni strada. Ma la risposta è sempre la stessa: silenzio. È come se il messaggio fosse: ‘se non puoi guidare, non puoi lavorare’.

Mi è stato detto che il lavoro giusto per me sarebbe dietro una scrivania. Ma non è giusto che qualcun altro decida cosa posso fare. E poi quelle opportunità, di fatto, non esistono.”

🚗 Le soluzioni ci sono — ma restano eccezioni

In alcuni Comuni si è sperimentata la figura dell’autista di supporto, convenzioni con il trasporto sociale, sedi fisse o organizzazione per distretti.

Ma restano casi isolati.

Il problema non è la mancanza di risorse, ma la mancanza di volontà politica e istituzionale.

⚖️ Le tutele sulla carta

La Legge 68/1999 e la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità garantiscono pari opportunità e vietano ogni forma di discriminazione.

Eppure, nella realtà, l’essere automunita resta un requisito implicito che taglia fuori molte donne competenti e motivate.

🌍 Nord e Sud: un problema sistemico

Al Sud pesa la scarsità di servizi e di trasporti pubblici.

Al Nord c’è più offerta, ma anche più rigidità burocratica e poca attenzione ai singoli casi.

In ogni regione, l’esclusione si ripete.

🤝 Il silenzio di Ordini e sindacati

Chi dovrebbe vigilare e tutelare le professioniste resta spesso inerte. Gli Ordini professionali potrebbero:

  • monitorare bandi e concorsi;
  • segnalare requisiti discriminatori;
  • proporre soluzioni di mobilità alternativa.

📢 Cosa possiamo fare?

Pretendere soluzioni concrete: autisti, car sharing accessibile, sedi fisse.

Denunciare pubblicamente le discriminazioni.

Fare rete tra donne con disabilità per portare richieste collettive.

Applicare le leggi già esistenti.

✊ Non è una questione di “non poter fare”, ma di “non voler permettere”

Le donne con disabilità possono lavorare, viaggiare, essere presenti sul territorio, creare relazioni di fiducia.

Non manca la competenza. Manca la volontà di includere.

💬 La vera barriera non è la strada da percorrere. È chi decide chi può percorrerla.

Scrivimi, via mail:info@rightforinclusion.it o nella sezione partecipa su rightforinclusion.it

🟡 Hai vissuto qualcosa di simile?. Racconterò la tua storia — anche in forma anonima — per dare voce a chi non viene ascoltata.

Se non guidi….

non lavori