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Su Right for Inclusion affrontiamo spesso il tema dell’accessibilità e dei diritti, ma c’è un’evoluzione storica e culturale che occorre tenere bene a mente quando parliamo di disabilità e salute mentale: la traiettoria che ci ha portati dalla segregazione all’assistenzialismo, fino ad arrivare alla vera svolta, ovvero la costruzione dei Progetti di Vita personalizzati tramite il Budget di Salute.
Comprendere questo percorso non è un esercizio teorico, ma la chiave per pretendere risposte che rispettino la dignità di ogni individuo.
Le tre tappe dell’inclusione: la storia di un cambio di paradigma
- La fase della segregazione (L’emarginazione): Per decenni la risposta istituzionale alla fragilità mentale o fisica è stata l’isolamento. I manicomi e gli istituti chiusi avevano l’unico scopo di “custodire” e allontanare dalla vista della società ciò che veniva percepito come diverso o improduttivo. Con la Legge 180 del 1978 (Riforma Basaglia) questo modello è stato formalmente superato, riaffermando la dignità di persona prima che di paziente.
- La fase dell’assistenzialismo (La risposta passiva): Dopo la chiusura delle istituzioni totali, si è passati a un approccio prevalentemente prestazionale. La persona viene vista come mero ricettacolo di sussidi, visite mediche o interventi standardizzati e calati dall’alto. L’assistenzialismo tampona il bisogno primario, ma non crea autonomia: mantiene la persona in uno stato di dipendenza perenne dai servizi.
- La fase del Progetto di Vita e l’Emancipazione: È il modello a cui dobbiamo tendere ogni giorno. Con la Legge 328 del 2000 (Art. 14) e la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, il focus si sposta sulle aspirazioni, i desideri e le capacità della persona. Non si cura solo la patologia: si costruiscono le condizioni per abitare, lavorare, studiare e vivere la comunità.
Il Budget di Salute: lo strumento economico e sociale della svolta
Come si trasforma un “Progetto di Vita” da bella intenzione a realtà concreta? Lo strumento chiave è il Budget di Salute.
Il Budget di Salute non è un semplice contributo economico versato alla persona o alla famiglia. È l’insieme delle risorse finanziarie, umane e strumentali — pubbliche (ASP/Servizi Sociali) e private/comunitarie — che vengono ricomposte ed erogate per sostenere la persona nel suo contesto naturale di vita.
Agisce principalmente su quattro assi fondamentali dell’esistenza:
- Casa e abitare assistito: Soluzioni abitative autonome o condivise che superano la logica dell’istituzionalizzazione.
- Formazione e Lavoro: Inserimenti lavorativi mirati e percorsi formativi per restituire ruolo sociale e dignità economica.
- Socialità e Relazioni: Attività di tempo libero, sport e partecipazione alla vita di comunità per combattere la solitudine.
- Cura e benessere integrato: Trattamenti specialistici e riabilitativi calati sulle reali esigenze individuali.
La svolta culturale: da utenti passivi a co-programmatori
Attraverso il Budget di Salute si realizza la vera co-progettazione: la persona con disabilità o sofferenza psichica, insieme alla sua famiglia e all’équipe integrata, non è più una ricettrice passiva di prestazioni decise da altri, ma diventa co-autrice della propria vita.
Passare dall’assistenzialismo al Progetto di Vita significa smettere di chiedere “Di cosa hai bisogno per tamponare il problema?” e iniziare a domandare “Quali sono i tuoi obiettivi e di quali sostegni hai bisogno per realizzarli?”.
Costruiamo autonomia, pretesa di diritti
Il superamento dell’assistenzialismo non avviene da solo. Richiede servizi territoriali pronti a co-progettare, comunità aperte e cittadini consapevoli dei propri strumenti di tutela.
Nel tuo territorio il Budget di Salute è una realtà attiva o riscontri ancora una logica assistenzialista?
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