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C’è una differenza profonda tra parlare di inclusione e mettere in atto buone prassi. Parlare di inclusione, spesso, rischia di rimanere nell’ambito delle intenzioni o delle concessioni dall’alto. Creare buone prassi, invece, significa riconoscere diritti, valorizzare le competenze individuali e costruire percorsi concreti di autodeterminazione.
Ciò che è accaduto di recente a Modica appartiene a questa seconda categoria. È la storia di Fabio e Cettina, due giovani adulti di 38 anni che frequentano il Centro Diurno “Sacro Cuore”, e che iniziano un’esperienza lavorativa sul campo al Caffè dell’Arte.
Dalla formazione al campo: competenze che diventano futuro
Il valore di questo percorso risiede nel capitale di competenze che Fabio e Cettina portano con sé. Entrambi hanno un passato formativo importante: hanno frequentato l’Istituto Alberghiero di Modica, acquisendo basi concrete nel settore della ristorazione e dell’accoglienza.
Oggi, al Caffè dell’Arte, mettono a frutto gli studi svolti operando direttamente in sala: si occupano dell’accoglienza dei clienti, del servizio ai tavoli e della gestione delle dinamiche di sala, dimostrando come una formazione adeguata, unita all’opportunità giusta, trasformi il potenziale individualmente coltivato in professionalità riconosciuta.
La sinergia di rete che genera valore
Questa opportunità non nasce per caso, ma è il frutto di un’alleanza territoriale solida:
- Il Comune di Modica e l’Assessorato alle Politiche Sociali, che hanno creduto nella sostenibilità del progetto;
- La Cooperativa Sociale Iride, che da anni lavora sul campo al fianco delle persone con disabilità e delle loro famiglie;
- Il Caffè dell’Arte, un’attività privata che ha aperto le proprie porte dimostrando sensibilità, ma soprattutto visione della comunità.
Quando il settore pubblico, il terzo settore e il tessuto imprenditoriale locale decidono di dialogare in maniera sistemica, il welfare smette di essere un costo o un intervento d’emergenza e diventa un investimento sul capitale umano di tutto il territorio.
Il lavoro come pilastro di vita: dal “durante noi” al “dopo di noi”
Per una persona con disabilità, l’accesso al mondo del lavoro non è un riempitivo o una semplice occupazione del tempo: è uno strumento fondamentale di dignità, identità e crescita sociale.
Garantire il diritto al lavoro oggi significa impostare correttamente il percorso del “durante noi” per dare risposte concrete a quella che è la preoccupazione più grande di ogni famiglia: il “dopo di noi”. L’autonomia non si inventa da un giorno all’altro; si costruisce a tappe, sperimentandosi sul campo, affinando un mestiere, vivendo relazioni professionali e percependo il valore del proprio contributo all’interno della società.
Un modello da replicare
Storie come quella di Fabio e Cettina dimostrano che guardare oltre si può e si deve. Creare opportunità lavorative su misura non beneficia soltanto chi le vive in prima persona, ma arricchisce l’intera comunità, rendendola più consapevole, accogliente e matura.
L’augurio più grande va a Fabio e Cettina per l’inizio di questa avventura in sala: che sia una strada ricca di soddisfazioni, apprendimento e crescita professionale. Un grazie va a tutte le realtà coinvolte per aver dimostrato che le buone speranze per il futuro si costruiscono con le azioni del presente.
Non limitarti a mettere un “mi piace”. Entra nella community che cambia le cose.
Storie come quella di Fabio e Cettina dimostrano che l’inclusione lavorativa non è un’utopia, ma una scelta concreta. Ma per far sì che le buone prassi non rimangano casi isolati, c’è bisogno di una rete forte, informata e partecipe.
Se credi che l’autonomia sia un diritto di tutti, non restare a guardare:
Entra su rightforinclusion.it e scrivi a info@rightforinclusion.it
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