Estate accessibile: quando il diritto al tempo libero incontra tante barriere

🎧 Ascolta l'articolo letto da Nicoletta:

L’estate dovrebbe essere sinonimo di libertà.

Una passeggiata sul lungomare. Un bagno al mare. Una cena fuori. Un viaggio. Una giornata con gli amici. Un concerto.

Piccole cose che fanno parte della vita.

Eppure, per una persona con disabilità, anche un momento di svago può trasformarsi in una serie di domande:

Posso entrare? Il bagno è accessibile? Posso arrivare fino al mare? Il percorso è davvero praticabile?

E allora mi chiedo: perché dobbiamo essere noi a verificare continuamente se un diritto è realmente praticabile?

Perché dobbiamo chiedere il permesso per un diritto che ci spetta?

Per andare al mare, viaggiare o semplicemente trascorrere una serata fuori, spesso dobbiamo cercare informazioni, telefonare, scrivere email, chiedere fotografie e verificare dettagli.

E anche dopo tutte queste verifiche può capitare di arrivare sul posto e scoprire che ciò che veniva definito “accessibile” non lo è davvero.

Questa non dovrebbe essere la normalità.

Quando parliamo di turismo accessibile pensiamo subito a rampe, passerelle, ascensori e bagni accessibili.

Sono importanti, ma non bastano.

Il turismo accessibile passa anche dal modo di vivere le situazioni, dal modo di guardare gli altri.

Passa dalla capacità di andare oltre uno sguardo pregiudizievole ed etichettante, che vede prima la disabilità e poi la persona.

Perché una persona non è la sua carrozzina, il suo bastone o la sua disabilità.

È una persona.

Possiamo avere strutture accessibili, ma se poi una persona viene guardata con diffidenza, trattata con paternalismo o fatta sentire diversa, qualcosa continua a non funzionare.

L’inclusione comincia anche da lì: dal modo in cui scegliamo di guardare l’altro.

Non vogliamo essere semplicemente ammessi

C’è una differenza tra poter entrare in un luogo ed essere realmente accolti.

Vorrei poter andare al mare, entrare in un ristorante, organizzare una vacanza senza sentirmi un’eccezione e senza avere la sensazione di chiedere qualcosa di straordinario.

Non sto chiedendo un privilegio.

Sto chiedendo di vivere il mio tempo libero.

Come chiunque altro.

Perché anche le persone con disabilità hanno diritto alla leggerezza: a una passeggiata, a una cena fuori, a una vacanza, a una serata con gli amici, a dire semplicemente:

«Oggi voglio uscire».

Senza trasformare ogni desiderio in un progetto complesso.

Un’estate davvero accessibile

Un’estate accessibile è un’estate in cui le informazioni sono chiare, le strutture sono realmente accessibili, le esigenze vengono ascoltate e la persona viene vista prima di tutto come persona.

Perché l’accessibilità non è un favore.

Non è un’eccezione.

E non dovrebbe essere qualcosa che dobbiamo continuamente chiedere.

Non vogliamo essere semplicemente ammessi. Vogliamo essere accolti, ascoltati e messi nelle condizioni di vivere pienamente la nostra estate.

Call to action

Questo non è chiedere troppo.

È chiedere di poter vivere un diritto.

E tu?

Ti è mai capitato di scoprire che un luogo definito “accessibile” non lo era davvero?

Oppure di sentirti guardato prima per la tua disabilità e soltanto dopo come persona?

Raccontamelo.

Rendere visibili le barriere è il primo passo per iniziare a cambiarle.

L’accessibilità non può aspettare. E nemmeno la libertà.

Non chiediamo privilegi. Chiediamo diritti.

Non chiediamo di essere ammessi. Chiediamo di essere accolti.

Non chiediamo compassione. Chiediamo inclusione.

Visita rightforinclusion.it e scrivi nella sezione partecipa o su info@rightforinclusion.it

Parliamo di disabilità. Raccontiamo i diritti. Abbattiamo le barriere. Insieme.