​Puntata 6 – Inclusione e lavoro a Modica: l’autonomia di Fabio e Cettina oltre l’assistenza

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C’è una differenza profonda tra parlare di inclusione e mettere in atto buone prassi. Parlare di inclusione, spesso, rischia di rimanere nell’ambito delle intenzioni o delle concessioni dall’alto. Creare buone prassi, invece, significa riconoscere diritti, valorizzare le competenze individuali e costruire percorsi concreti di autodeterminazione.

​Ciò che è accaduto di recente a Modica appartiene a questa seconda categoria. È la storia di Fabio e Cettina, due giovani adulti di 38 anni che frequentano il Centro Diurno “Sacro Cuore”, e che iniziano un’esperienza lavorativa sul campo al Caffè dell’Arte.

​Dalla formazione al campo: competenze che diventano futuro

​Il valore di questo percorso risiede nel capitale di competenze che Fabio e Cettina portano con sé. Entrambi hanno un passato formativo importante: hanno frequentato l’Istituto Alberghiero di Modica, acquisendo basi concrete nel settore della ristorazione e dell’accoglienza.

​Oggi, al Caffè dell’Arte, mettono a frutto gli studi svolti operando direttamente in sala: si occupano dell’accoglienza dei clienti, del servizio ai tavoli e della gestione delle dinamiche di sala, dimostrando come una formazione adeguata, unita all’opportunità giusta, trasformi il potenziale individualmente coltivato in professionalità riconosciuta.

​La sinergia di rete che genera valore

​Questa opportunità non nasce per caso, ma è il frutto di un’alleanza territoriale solida:

  • ​Il Comune di Modica e l’Assessorato alle Politiche Sociali, che hanno creduto nella sostenibilità del progetto;
  • ​La Cooperativa Sociale Iride, che da anni lavora sul campo al fianco delle persone con disabilità e delle loro famiglie;
  • ​Il Caffè dell’Arte, un’attività privata che ha aperto le proprie porte dimostrando sensibilità, ma soprattutto visione della comunità.

​Quando il settore pubblico, il terzo settore e il tessuto imprenditoriale locale decidono di dialogare in maniera sistemica, il welfare smette di essere un costo o un intervento d’emergenza e diventa un investimento sul capitale umano di tutto il territorio.

​Il lavoro come pilastro di vita: dal “durante noi” al “dopo di noi”

​Per una persona con disabilità, l’accesso al mondo del lavoro non è un riempitivo o una semplice occupazione del tempo: è uno strumento fondamentale di dignità, identità e crescita sociale.

​Garantire il diritto al lavoro oggi significa impostare correttamente il percorso del “durante noi” per dare risposte concrete a quella che è la preoccupazione più grande di ogni famiglia: il “dopo di noi”. L’autonomia non si inventa da un giorno all’altro; si costruisce a tappe, sperimentandosi sul campo, affinando un mestiere, vivendo relazioni professionali e percependo il valore del proprio contributo all’interno della società.

​Un modello da replicare

​Storie come quella di Fabio e Cettina dimostrano che guardare oltre si può e si deve. Creare opportunità lavorative su misura non beneficia soltanto chi le vive in prima persona, ma arricchisce l’intera comunità, rendendola più consapevole, accogliente e matura.

​L’augurio più grande va a Fabio e Cettina per l’inizio di questa avventura in sala: che sia una strada ricca di soddisfazioni, apprendimento e crescita professionale. Un grazie va a tutte le realtà coinvolte per aver dimostrato che le buone speranze per il futuro si costruiscono con le azioni del presente.

​Non limitarti a mettere un “mi piace”. Entra nella community che cambia le cose.

​Storie come quella di Fabio e Cettina dimostrano che l’inclusione lavorativa non è un’utopia, ma una scelta concreta. Ma per far sì che le buone prassi non rimangano casi isolati, c’è bisogno di una rete forte, informata e partecipe.

Se credi che l’autonomia sia un diritto di tutti, non restare a guardare:

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