Dalla segregazione all’assistenzialismo, fino ai Progetti di Vita tramite il Budget di Salute

🎧 Listen to article read by Nicoletta:

​Su Right for all children and adults affrontiamo spesso il tema dell’accessibilità e dei diritti, ma c’è un’evoluzione storica e culturale che occorre tenere bene a mente quando parliamo di disabilità e salute mentale: la traiettoria che ci ha portati dalla segregazione all’assistenzialismo, fino ad arrivare alla vera svolta, ovvero la costruzione dei Progetti di Vita personalizzati tramite il Budget di Salute.

​Comprendere questo percorso non è un esercizio teorico, ma la chiave per pretendere risposte che rispettino la dignità di ogni individuo.

​Le tre tappe dell’inclusione: la storia di un cambio di paradigma

  • La fase della segregazione (L’emarginazione): Per decenni la risposta istituzionale alla fragilità mentale o fisica è stata l’isolamento. I manicomi e gli istituti chiusi avevano l’unico scopo di “custodire” e allontanare dalla vista della società ciò che veniva percepito come diverso o improduttivo. Con la Legge 180 del 1978 (Riforma Basaglia) questo modello è stato formalmente superato, riaffermando la dignità di persona prima che di paziente.
  • La fase dell’assistenzialismo (La risposta passiva): Dopo la chiusura delle istituzioni totali, si è passati a un approccio prevalentemente prestazionale. La persona viene vista come mero ricettacolo di sussidi, visite mediche o interventi standardizzati e calati dall’alto. L’assistenzialismo tampona il bisogno primario, ma non crea autonomia: mantiene la persona in uno stato di dipendenza perenne dai servizi.
  • La fase del Progetto di Vita e l’Emancipazione: È il modello a cui dobbiamo tendere ogni giorno. Con la Legge 328 del 2000 (Art. 14) e la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, il focus si sposta sulle aspirazioni, i desideri e le capacità della persona. Non si cura solo la patologia: si costruiscono le condizioni per abitare, lavorare, studiare e vivere la comunità.

​Il Budget di Salute: lo strumento economico e sociale della svolta

​Come si trasforma un “Progetto di Vita” da bella intenzione a realtà concreta? Lo strumento chiave è il Budget di Salute.

​Il Budget di Salute non è un semplice contributo economico versato alla persona o alla famiglia. È l’insieme delle risorse finanziarie, umane e strumentali — pubbliche (ASP/Servizi Sociali) e private/comunitarie — che vengono ricomposte ed erogate per sostenere la persona nel suo contesto naturale di vita.

​Agisce principalmente su quattro assi fondamentali dell’esistenza:

  1. Casa e abitare assistito: Soluzioni abitative autonome o condivise che superano la logica dell’istituzionalizzazione.
  2. Formazione e Lavoro: Inserimenti lavorativi mirati e percorsi formativi per restituire ruolo sociale e dignità economica.
  3. Socialità e Relazioni: Attività di tempo libero, sport e partecipazione alla vita di comunità per combattere la solitudine.
  4. Cura e benessere integrato: Trattamenti specialistici e riabilitativi calati sulle reali esigenze individuali.

​La svolta culturale: da utenti passivi a co-programmatori

​Attraverso il Budget di Salute si realizza la vera co-progettazione: la persona con disabilità o sofferenza psichica, insieme alla sua famiglia e all’équipe integrata, non è più una ricettrice passiva di prestazioni decise da altri, ma diventa co-autrice della propria vita.

​Passare dall’assistenzialismo al Progetto di Vita significa smettere di chiedere “Di cosa hai bisogno per tamponare il problema?” e iniziare a domandare “Quali sono i tuoi obiettivi e di quali sostegni hai bisogno per realizzarli?”.

​Costruiamo autonomia, pretesa di diritti

​Il superamento dell’assistenzialismo non avviene da solo. Richiede servizi territoriali pronti a co-progettare, comunità aperte e cittadini consapevoli dei propri strumenti di tutela.

Nel tuo territorio il Budget di Salute è una realtà attiva o riscontri ancora una logica assistenzialista?

​Lascia un commento sotto l’articolo o scrivimi su rightforinclusion.en nella sezione Partecipa o scrivi su info@rightforinclusion.it per raccontare la tua esperienza. Condividere le buone prassi e denunciare i ritardi è la via per trasformare le tutele di carta in reale emancipazione.