🎧 Ascolta l'articolo letto da Nicoletta:
Quando lo sport diventa un luogo di crescita, autonomia e consapevolezza
Dopo una pausa, torna la rubrica “Donne e Disabilità” di Right for Inclusion.
Uno spazio dedicato alle storie, alle esperienze e alle riflessioni sulle donne con disabilità, perché ogni voce può contribuire a costruire una cultura più inclusiva.
Ripartiamo da una storia personale: un racconto di sport, autonomia e consapevolezza. Perché a volte un’esperienza può diventare il punto di partenza per riscoprire sé stesse.
Raccontare un percorso individuale significa anche aprire una riflessione su temi che riguardano molte persone: il diritto di scegliere, di partecipare e di essere riconosciute oltre ogni stereotipo.
Quando lo sport diventa un nuovo punto di partenza
Ogni volta che indosso la divisa e mi preparo a salire in pedana, il cuore accelera prima ancora del corpo.
È una scarica di adrenalina, paura e concentrazione totale.
Per molti è solo sport.
Per me è la dimostrazione che, anche dopo le difficoltà, posso continuare a costruire il mio percorso.
Non è sempre stato così.
Ho iniziato a praticare sport agonistico in un periodo difficile, quando lo stress e i cambiamenti fisici sembravano aver preso il controllo della mia vita.
Avevo bisogno di qualcosa che mi aiutasse a ritrovare equilibrio.
Lo trovai quasi per caso, osservando l’allenamento di atletica di un’amica. Guardare quelle persone correre mi fece desiderare di provarci anch’io.
Atletica: il primo passo verso la libertà
All’inizio fu una scoperta.
Correre mi faceva sentire libera: restavano il rumore dei passi sull’asfalto, il respiro, la fatica e la soddisfazione di ogni piccolo traguardo.
Ogni metro conquistato era una prova che potevo andare oltre ciò che credevo possibile.
L’atletica mi insegnò che il corpo non è soltanto un limite da affrontare, ma anche uno strumento attraverso cui scoprire nuove possibilità.
Poi arrivarono gli ostacoli.
Gli allenamenti erano lontani da casa, troppo tardi la sera e difficili da conciliare con la quotidianità.
Smisi, con la sensazione di aver perso qualcosa di importante.
Ma non volevo rinunciare allo sport.
La scoperta della scherma in carrozzina
Cercando una nuova strada scoprii una palestra di scherma vicino casa.
Non conoscevo quella disciplina, ma decisi di entrare.
La prima volta in pedana fu diversa da come l’avevo immaginata.
“La carrozzina fissata al telaio, la maschera abbassata, la spada stretta in mano”.
Non potevo avanzare né arretrare, ma capii subito che nella scherma il movimento non è tutto.
Contano il tempo, la precisione, la strategia e il coraggio di mettersi alla prova.
In quella pedana ho scoperto che la libertà non dipende solo da ciò che il corpo può fare, ma anche da ciò che una persona sceglie di provare.
In pedana ho riscoperto me stessa
Quando iniziò l’assalto accadde qualcosa.
Non pensavo più ai miei limiti o alle difficoltà.
Ero lì, presente, concentrata solo su quel momento.
La scherma in carrozzina mi ha insegnato che la sfida più importante è spesso quella con sé stessi.
“Ogni errore può diventare un nuovo tentativo. Ogni difficoltà può trasformarsi in un’occasione per crescere”.
Dopo il primo allenamento ero stanca, ma felice come non mi succedeva da tempo.
Dissi al maestro che a settembre mi sarei iscritta.
Lui sorrise ricordandomi che avevo ancora un mese di prova.
“Io, invece, avevo già capito di aver trovato il mio posto”.
Lo sport non cancella la disabilità, cambia lo sguardo su di sé
Da allora è cambiato il mio modo di guardarmi.
Lo sport non ha eliminato le difficoltà, ma mi ha insegnato a non lasciare che fossero loro a definirmi.
Ho imparato che si può cadere, sbagliare e attraversare momenti difficili senza smettere di credere nelle proprie possibilità.
Non perché si diventi invincibili, ma perché si impara a rialzarsi.
Anche da ferma, non sono immobile
“Quando l’assalto finisce e sollevo la maschera, torno alla realtà“.
Ma porto con me ogni allenamento, ogni sconfitta e ogni piccolo miglioramento.
Il cammino è fatto anche di passi che spesso nessuno vede, ma che costruiscono giorno dopo giorno la persona che diventiamo.
E io lo so bene:
anche da ferma, non sono immobile.
Perché raccontare le storie delle donne con disabilità
Le storie delle donne con disabilità sono tante e diverse.
Raccontarle significa andare oltre gli stereotipi e ricordare che la disabilità non è l’unico elemento attraverso cui guardare una persona.
Prima di ogni limite c’è una donna con sogni, capacità, desideri e il diritto di essere protagonista della propria vita.
La rubrica “Donne e Disabilità” nasce per dare spazio a queste voci e creare un luogo di confronto e consapevolezza.
Perché l’inclusione passa anche dalla possibilità di raccontarsi.
Call to action
Racconta la tua storia, costruisci inclusione
Ogni storia può cambiare uno sguardo.
Un’esperienza vissuta, una sfida affrontata o una conquista raggiunta possono diventare un messaggio capace di arrivare ad altre persone e contribuire ad abbattere pregiudizi.
Right for Inclusion vuole dare spazio alle voci, ai percorsi e alle esperienze che raccontano un’inclusione possibile.
Hai una storia da condividere? Vuoi raccontare un progetto, un’esperienza o una realtà che promuove l’inclusione?
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