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“Chi resta ai margini del lavoro tra disabilità, età e mancata esperienza
Trovare lavoro oggi è difficile, ma non tutti partono dalle stesse condizioni.
Giovani senza esperienza, persone over 30 e over 40 fuori dai percorsi agevolati e chi convive con una disabilità restano spesso ai margini del mercato del lavoro.
Per loro il lavoro non è solo precario: è spesso inaccessibile.
La domanda è inevitabile:
- le politiche attive del lavoro includono davvero o si limitano a gestire l’esclusione?
Un mercato del lavoro rigido e selettivo
Il sistema occupazionale italiano continua a privilegiare percorsi considerati “standard”:
- apprendistati e contratti riservati agli under 30–35
- richiesta di esperienza anche per ruoli di primo ingresso
- incentivi concentrati soprattutto sui profili giovani
Chi ha un percorso non lineare — per età, discontinuità lavorative o disabilità — viene spesso escluso.
Le competenze passano in secondo piano rispetto ai requisiti formali.
Giovani: più strumenti, ma poche certezze
Gli under 30 hanno accesso a più misure:
- apprendistati
- bonus per l’assunzione
- programmi come Garanzia Giovani
Tuttavia, molte offerte continuano a richiedere esperienza, anche per ruoli iniziali.
Le opportunità esistono, ma non sempre si traducono in occupazione reale.
Over 30 e over 40: fuori dai percorsi agevolati
Superata la soglia dei 30 anni, le possibilità si riducono drasticamente:
- esclusione da apprendistati e bonus giovani
- assenza di misure strutturate alternative
- difficoltà maggiori per chi ha avuto periodi di inattività, carichi di cura o disabilità
Il rientro nel mercato del lavoro diventa complesso, spesso senza un supporto adeguato.
Centri per l’Impiego: tra ruolo e realtà
I Centri per l’Impiego dovrebbero essere il cuore delle politiche attive.
Nella pratica, però, si riducono spesso a un passaggio burocratico.
Mancano:
- orientamento personalizzato
- valorizzazione delle competenze
- accompagnamento continuativo
In molte zone del Paese, soprattutto nel Sud, i CPI sono sottodimensionati.
Il risultato è un sistema che registra la disoccupazione invece di contrastarla.
Disabilità e collocamento mirato: un diritto incompiuto
La Legge 68/99 prevede il collocamento mirato delle persone con disabilità, ma troppo spesso resta inattuata.
Esperienze ricorrenti raccontano di:
- convocazioni sporadiche o standardizzate
- proposte lavorative non compatibili con le capacità
- aziende più attente agli incentivi che alle persone
Il lavoro dovrebbe essere costruito sulle competenze, non sulla percentuale di invalidità.
Quando il collocamento mirato non funziona, il diritto al lavoro perde valore.
Politiche attive lontane dalla vita reale
Le politiche attive continuano a essere pensate per profili “ideali”, non per persone reali.
Mancano percorsi flessibili, personalizzati e realmente inclusivi.
Senza un cambio di paradigma:
- il lavoro resta un privilegio
- l’inclusione diventa uno slogan
- le disuguaglianze si ampliano
I Centri per l’Impiego possono diventare strumenti di inclusione solo se messi nelle condizioni di funzionare: più risorse, più formazione, più ascolto.
Denunciare per cambiare
Segnalare ciò che non funziona non significa attaccare chi lavora nei servizi pubblici.
Significa chiedere un sistema più giusto ed efficace.
Il diritto al lavoro non può dipendere dall’età, dalla salute o dalla fortuna.
Quando intere fasce di popolazione vengono lasciate indietro, denunciare diventa un atto di responsabilità civile.
Call to action
Il lavoro non può essere un privilegio per pochi.
Se ti senti escluso dal mercato del lavoro — per età, disabilità o mancanza di esperienza — la tua voce conta.
Raccontaci la tua esperienza, segnala criticità, denuncia ciò che non funziona
L’inclusione lavorativa non è una concessione.
È un diritto.


