​Vita indipendente: il diritto di scegliere il proprio futuro (e smettere di farlo decidere agli altri)

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​Decidere a che ora svegliarsi, con chi abitare, che lavoro fare o chi amare non sono “concessioni per buoni comportamenti”. Sono l’essenza della dignità umana.

​Eppure, per troppi anni, la quotidianità delle persone con disabilità è stata scritta a tavolino da qualcun altro: servizi sociali, commissioni mediche, burocrazia. Come se avere bisogno di sostegno equivalesse a rinunciare alla propria capacità di desiderare, scegliere e sbagliare.

​Garantire la independent living non significa fare la carità o offrire qualche ora di assistenza in più. Significa fare un ribaltamento culturale radicale: passare dal paternalismo del “ci pensiamo noi a te” alla dignità del “ti do gli strumenti per decidere chi vuoi essere”.

​D.Lgs 62/2024: la legge cambia, ma le persone?

​Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 3 maggio 2024, n. 62, recepimento della The UN convention on the rights of persons with disabilities, il sistema di welfare italiano dovrebbe affrontare una scossa elettrica:

  1. ​Basta guardare solo le diagnosi: La valutazione deve considerare le aspirazioni, i sogni e il contesto sociale, non soltanto le cartelle cliniche.
  2. ​La persona al centro della regia: The Project Life non si subisce, si co-progetta insieme.
  3. ​Le risorse seguono la persona: The Budget di Progetto deve servire a costruire autonomia abitativa e inserimento lavorativo, superando la logica dell’istituzionalizzazione e garantendo i giusti LEPS a tutela della salute, sanciti dall’Articolo 32 della Costituzione.

​Tutto meraviglioso sulla carta. Ma le leggi restano vuote senza un cambio di mentalità profondo.

​L’impegno costante di ciascuno di noi

​Autonomia, relazioni autentiche, lavoro e casa non diventano realtà per decreto legge. Diventano realtà se ciascuno di noi fa la propria parte:

  • ​Se le families trovano la forza e i supporti giusti per smettere di proteggere a tal punto da soffocare.
  • ​Se gli operatori e gli assistenti sociali hanno il coraggio di uscire dalle logiche d’ufficio per diventare facilitatori di vita.
  • ​Se la società civile smette di guardare alla disabilità con commiserazione o eroismo, iniziando a vederla per ciò che è: una delle tante sfumature dell’esperienza umana.

​Ora tocca a voi: rompiamo il silenzio

​Le leggi scritte prendono vita solo se abbiamo il coraggio di raccontare cosa succede davvero fuori dagli uffici. Mi piacerebbe davvero sentire le vostre opinioni e le vostre storie senza filtri:

  • ​Se hai una disabilità: Ti è mai capitato di sentire che altri stessero decidendo della tua vita al posto tuo? Qual è la prima libertà a cui non sei disposto a rinunciare?
  • ​Se sei un familiare: Qual è la paura più grande quando pensi all’autonomia di tuo figlio o di tuo fratello? Di cosa ti senti sprovvisto oggi?
  • ​Se sei un professionista del sociale: Siamo davvero pronti ad applicare il Progetto di Vita o rischiamo l’ennesimo modulo burocratico da compilare per lavarsi le mani?

Fai sentire la tua voce: il confronto è l’unico modo per pretendere che i diritti scriiti diventino diritti vissuti.

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