Il diritto di divertirsi: il tempo libero non dovrebbe essere un privilegio

🎧 Listen to article read by Nicoletta:

The free time, the divertimento e lo svago non dovrebbero essere qualcosa da conquistare, né un privilegio riservato a pochi. Dovrebbero essere, semplicemente, parte della vita di ogni persona.

Eppure, per le persone con disabilità, ancora oggi anche divertirsi può trasformarsi in una corsa a ostacoli.

Andare a un concerto, al cinema, a teatro, partecipare a un evento, uscire con gli amici, viaggiare, praticare uno sport o semplicemente trascorrere una serata fuori casa: attività normali, quotidiane, che troppo spesso diventano complicate non per la disabilità in sé, ma per le barriers che la società continua a costruire.

Barriere architettoniche, certo. Ma anche barriere organizzative, culturali e soprattutto mentali.

Il vero problema non è la disabilità

Credo che il problema sia ancora più profondo.

Non siamo entrati completamente in un’ottica in cui la persona viene vista prima della sua condizione.

Una persona con disabilità viene ancora troppo spesso associata a ciò che non può fare, anziché a ciò che desidera, sceglie e può fare.

Come se la sua vita dovesse necessariamente essere più limitata.

Come se divertimento, spontaneità, relazioni e desideri fossero concessioni e non diritti.

But chi decide cosa può fare una persona con disabilità?

Perché dovrebbe essere la società a stabilire quali esperienze siano adatte a lei?

Divertirsi significa vivere

Il tempo libero non è un elemento secondario dell’esistenza.

Means vivere, scegliere, socializzare, creare relazioni, esprimersi, emozionarsi.

Significa poter dire: questa sera voglio andare al cinema, voglio assistere a un concerto, voglio partire, voglio ballare, voglio stare con gli amici.

Non dovrebbe essere necessario spiegare perché lo si desidera.

E soprattutto non dovrebbe essere necessario dimostrare di essere abbastanza “autonomi” o abbastanza “abili” per poterlo fare.

L’inclusione passa anche dal divertimento

Parlare di inclusione significa parlare anche di tempo libero e accesso alla cultura, allo sport e all’intrattenimento.

Un evento realmente inclusivo non è quello che semplicemente permette alla persona con disabilità di entrare.

È quello in cui può partecipare, vivere l’esperienza e sentirsi parte di quella comunità senza essere trattata come un’eccezione.

L’accessibilità, quindi, non dovrebbe essere un’aggiunta dell’ultimo momento.

Dovrebbe essere pensata fin dall’inizio.

Perché una società inclusiva non si chiede soltanto: “Come possiamo permettere a una persona con disabilità di partecipare?”

Si chiede:

“Come possiamo progettare un’esperienza alla quale tutte le persone possano partecipare?”

Ed è una differenza enorme.

The right to choose

Forse è proprio da qui che dobbiamo ripartire: dal diritto di scegliere.

Scegliere come trascorrere il proprio tempo.

Scegliere dove andare.

Scegliere con chi stare.

Scegliere cosa fare.

Scegliere anche semplicemente di non fare nulla.

Perché una persona con disabilità non dovrebbe essere costretta a vivere soltanto ciò che gli altri ritengono possibile per lei.

La disabilità non dovrebbe restringere l’orizzonte dei desideri.

Dovremmo essere noi, come società, a eliminare tutto ciò che impedisce alle persone di realizzarli.

Il divertimento non è un lusso.

Il tempo libero non è una concessione.

Vivere pienamente non dovrebbe essere un privilegio.

E forse una società davvero inclusiva sarà quella in cui smetteremo di chiederci se una persona con disabilità può divertirsi e inizieremo semplicemente a garantire che possa farlo, come chiunque altro.

Una domanda per tutti

E tu cosa ne pensi?

Il tempo libero e il divertimento sono davvero accessibili a tutti oppure, ancora oggi, per alcune persone rappresentano un privilegio?

Parliamone. Perché l’inclusione passa anche dalla possibilità di divertirsi, scegliere e vivere senza limiti imposti dagli altri.

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