Din Don Down a Catania: quando la disabilità diventa normalità

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A Catania, nella splendida cornice di Villa Bellini, ho assistito a “Din Don Down”, lo spettacolo di Paolo Ruffini.

Uno spettacolo all’insegna dell’inclusione. O, forse, ancora meglio, della normalità.

Perché la disabilità fa parte della realtà e della quotidianità della nostra società. Non è qualcosa da guardare da lontano, ma una realtà che merita di essere conosciuta, compresa e vissuta senza pregiudizi.

In 100 minuti di spettacolo ho colto soprattutto un messaggio: la bellezza della diversità.

Sì, proprio bellezza. Perché essere diversi non significa essere meno. Significa essere unici, con caratteristiche, capacità, potenzialità, desideri e sogni che meritano di essere riconosciuti.

Sono stati 100 minuti di risate, lacrime ed emozioni, ma anche di riflessione.

Perché, a volte, basta davvero poco per cambiare lo sguardo con cui guardiamo una persona.

Basta smettere di vedere label e iniziare a vedere una persona.

Una persona con capacità e potenzialità, con il diritto di scegliere, di costruire il proprio percorso e di vivere pienamente la propria vita, senza che la disabilità diventi il filtro attraverso cui gli altri decidono di definirla.

Ed è forse proprio questo il messaggio che porto con me dopo “Din Don Down”: l’inclusione non dovrebbe essere qualcosa di straordinario.

Dovrebbe essere semplicemente normalità.

Perché la diversità non è ciò che ci separa.

È ciò che ci rende unici.

E forse la vera sfida non è cambiare le persone, ma cambiare lo sguardo con cui le guardiamo.

L’inclusione comincia dallo sguardo

E tu, dopo aver letto queste parole, da quale prospettiva guarderai la disabilità?

Raccontaci la tua esperienza, la tua opinione o ciò che ti ha fatto riflettere.

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Cambiare lo sguardo è il primo passo. Costruire una società più inclusiva è il passo successivo. Facciamolo insieme.