FAQ – Diritti e Progetto di Vita (D.Lgs. 62/2024)

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​Cosa posso fare se l’Ente locale o la ASL non attivano, riducono o non finanziano le misure previste nel Progetto di Vita?

​Il Progetto di Vita individuale personalizzato e partecipato non è una semplice raccomandazione formale né un atto discrezionale, ma un piano amministrativo vincolante nato dalla Valutazione Multidimensionale ai sensi del D.Lgs. 62/2024.

​Le prestazioni e i sostegni individuati nel Progetto costituiscono Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS) e diritti quesiti: ciò significa che la loro erogazione non può essere subordinata a meri vincoli di bilancio o a tagli arbitrari dell’amministrazione.

​Se la ASL, il Comune o gli enti erogatori ritardano l’attivazione del progetto, riducono i sostegni senza una rivalutazione condivisa o non erogano il budget di progetto concordato, è possibile attivare tre specifici strumenti di tutela:

​1. Sollecito al Referente dell’Attuazione

​Il primo passo consiste nel contattare formalmente il Referente dell’Attuazione del Progetto di Vita. Questa figura professionale, individuata all’interno dell’Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM), ha il compito specifico di monitorare il rispetto dei tempi, la qualità dei servizi e l’effettiva erogazione dei fondi stabiliti.

​2. Diffida ad adempiere e Accomodamento Ragionevole

​In caso di stallo o ritardo, occorre inviare una formale diffida tramite PEC o Raccomandata A/R indirizzata alla Direzione Generale della ASL e al settore Servizi Sociali del Comune. Nella diffida va contestato il mancato rispetto del principio di accomodamento ragionevole (previsto dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e recepito dalla normativa italiana), fissando un termine perentorio per l’adeguamento dei servizi.

​3. Tutela Giurisdizionale e ricorso contro le discriminazioni

​Se l’amministrazione persiste nell’inerzia o nel rifiuto, la persona con disabilità o la sua famiglia possono agire per vie legali:

  • ​Ricorso al T.A.R. (Tribunale Amministrativo Regionale): Per chiedere l’ottemperanza e l’esecuzione dell’atto amministrativo.
  • ​Azione giudiziaria ex Legge 67/2006: Per la tutela contro le condotte discriminatorie basate sulla disabilità, laddove il taglio o il mancato sostegno impediscano la parità di accesso ai diritti fondamentali.

​I sostegni all’inclusione, alla vita indipendente e all’autodeterminazione non sono concessioni assistenziali, ma prestazioni garantite che la legge impone di esigere.

​Costruiamo insieme un’informazione che tutela i diritti

​Hai dubbi sull’applicazione del D.Lgs. 62/2024, sulla stesura del Progetto di Vita o sulla gestione del budget di progetto? Non rimanere nell’incertezza.

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​L’inclusione non si attende: si conosce, si rivendica e si costruisce.