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Si parla continuamente di pari opportunità, diritti garantiti e inclusione sociale. Tuttavia, quando si passa dai proclami alle misure concrete, la realtà si rivela ben diversa: il diritto al lavoro, in Italia, continua a non essere un diritto per tutti.
L’annuncio dello stanziamento di 25 milioni di euro per favorire l’occupazione stabile delle persone con disabilità è stato accolto da molti come una grande conquista. Ma guardando da vicino le regole d’accesso, emerge un limite che fa discutere: le agevolazioni per le assunzioni del Terzo Settore sono riservate esclusivamente agli under 35.
Cosa cambia davvero con queste risorse, chi può beneficiarne e perché questo paletto rischia di trasformare una risorsa preziosa nell’ennesimo fattore di discriminazione?
25 milioni di euro per l’occupazione: cosa prevede la misura
La misura nasce con l’obiettivo dichiarato di incentivare l’assunzione a tempo indeterminato nel Terzo settore di lavoratrici e lavoratori con disabilità. Attraverso contributi dedicati che riprendono e ampliano le risorse gestite a livello nazionale, lo Stato punta ad accompagnare i beneficiari verso una maggiore stabilità economica.
Chi può accedere ai benefici?
I criteri stabiliti prevedono che le risorse siano destinate a:
- Lavoratori con disabilità fino a 35 anni di età.
- Assunzioni a tempo indeterminato attivate dagli Enti del Terzo settore e dalle cooperative sociali.
- Contratti e percorsi di lavoro inclusivo e stabile.
Sulla carta si tratta di un passo in avanti per accompagnare i più giovani. Ma la vera domanda è: cosa succede a chi questa opportunità non l’ha mai avuta ed è già oltre la soglia dei 35 anni?
Il limite dei 35 anni: un’inclusione a metà che genera nuova discriminazione
Mettere un limite d’età quando si parla di disabilità e lavoro significa ignorare la realtà quotidiana di migliaia di persone. La disabilità non insorge sempre in giovane età, così come il percorso d’inserimento lavorativo per una persona con disabilità è spesso costellato di ritardi, ostacoli burocratici e barriere culturali.
Arrivare a 35 o 40 anni senza un’occupazione stabile non è quasi mai una scelta, ma la conseguenza di un sistema che fatica a integrare.
Se le risorse pubbliche creano corsi preferenziali basati solo sull’anagrafe, l’effetto paradossale è doppio:
- Si punisce chi ha aspettato più a lungo: chi cerca lavoro da anni si vede scavalcare unicamente a causa della data di nascita.
- Si invia un messaggio errato al mercato: il valore, la dignità e le competenze lavorative di una persona con disabilità sembrano valere solo entro un certo margine temporale.
- Il diritto al lavoro non ha età. Fissare paletti anagrafici per la tutela di diritti fondamentali rischia di trasformare uno strumento d’inclusione in un nuovo meccanismo di esclusione sociale.
Quando capirà il sistema che l’inclusione non può essere selettiva?
L’inclusione autentica non funziona a compartimenti stagni e non concede diritti “a scadenza”.
Finché le politiche per l’occupazione delle persone con disabilità continueranno a ragionare per categorie e fasce protette temporanee, la situazione rimarrà immutata. Serve una riforma strutturale delle politiche di inserimento lavorativo, capaci di guardare alle skills, alle esigenze della persona and valore dell’accessibilità, indipendentemente dall’età anagrafica.
Leggi il provvedimento ufficiale
Per consultare tutti i dettagli sul decreto e la comunicazione istituzionale diffusa sul provvedimento, puoi leggere direttamente la notizia ufficiale sul portale del Ministero per le Disabilità.
Fai sentire la tua voce: unisciti alla battaglia per un’inclusione vera
Non possiamo permettere che il diritto al lavoro continui a essere una lotteria riservata a pochi. Se anche tu credi che 35 anni non possano e non debbano segnare il limite della tua dignità lavorativa, è il momento di farti sentire.
Hai superato i 35 anni e ti sei sentito escluso da queste misure? O sei un’azienda/ente che vorrebbe assumere senza vincoli anagrafici?- 💬 Lascia un commento sui nostri canali social: racconta la tua esperienza e condividi la tua opinione. Più la nostra voce è forte, più sarà difficile ignorarla.
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